Ritorno In Via Krochmalna (di Isaac Bashevis Singer - Ed. Adelphi)

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€19,00
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«Nei “romanzi di gangster” di Singer la letteratura di genere è praticata in modo geniale da uno scrittore capace di mettere in scena un sovvertimento quasi carnevalesco dei valori religiosi e morali» - The European Review of Books«Sebbene non fosse un intellettuale, Max aveva una sua filosofia. In che cosa la cosiddetta gente onesta era migliore delle prostitute, dei ladri e dei ruffiani? I mercanti truffavano, le massaie ingannavano i mariti. Non c’erano libri e opere teatrali che parlavano di prostitute e assassini? Quantomeno i malavitosi non si atteggiavano a santi. Secondo il suo punto di vista, Max aveva di che lamentarsi di Dio. Il mondo non si era creato da solo, doveva esserci qualcuno responsabile di questo piccolo pianeta, ma chi? Che cosa voleva? Nessuno era presente quando Dio aveva dato a Mosè i Dieci Comandamenti. Meglio prendere quel che si può dalla vita. Ma lui che cosa poteva prendere?».«Quando leggi un romanzo di Singer, bello come è bello questo (ma sono tutti belli), non puoi scappare: ci sei dentro in quelle osterie, in quelle stanze modeste profumate di stufato e patate, in quei letti nei quali le donne furbe ti abbindolano.» - Giorgio Montefoschi, La Lettura«Stile esuberante, ritmo, genio, velocità, movimento, humour: una formidabile bravura a catturare le intermittenze del pensiero e la doppiezza dell'animo umano.» - Susanna Nirenstein, Robinson Lo yiddish gangster novel non l’ha inventato Isaac Singer: esisteva sin dall’inizio del Novecento. Ma è stato lui a farlo rivivere in un momento in cui, dopo la Shoah, sembrava immorale mostrare come anche tra gli ebrei ci fossero prostitute, magnaccia, criminali e truffatori. Tant’è che "Ritorno in via Krochmalna", il primo dei suoi tre «romanzi di gangster», è apparso in inglese soltanto dopo la morte dell’autore, e i due successivi, "Max e Flora" e "Keyla la Rossa", sono stati pubblicati solo di recente. "Ritorno in via Krochmalna", però, è più esplicito, più erotico, più crudo: se il Max di "Max e Flora" giunge in Europa insieme a una moglie molto amata, alla quale, sia pur tradendola, rimane in qualche modo fedele sino alla morte, il Max protagonista di queste pagine lascia la sua in Argentina e sbarca a Varsavia, nel quartiere dov’è cresciuto – dopo aver fatto tappa a Londra, Parigi e Berlino –, con molti soldi in tasca e un unico obiettivo: vincere l’impotenza che lo affligge e portarsi a letto una donna. Ma il nostro Max è anche lui un «ciarlatano», un bugiardo impenitente, un pasticcione velleitario, che pare condannato a una sorte beffarda: fare di tutto per precipitare verso la catastrofe. Una catastrofe, drammatica e derisoria a un tempo, che lui stesso ha apparecchiato, moltiplicando gli intrighi amorosi e sessuali e imbastendo torbidi affari con più o meno loschi trafficanti. «Be’, non importa,» finirà per dirsi quando non vedrà più vie d’uscita «sono perduto, perduto. Non sfuggirò al mio destino».

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